Programma 2009 elezioni Prato

Programma per le elezioni amministrative 2009 di Rifondazione Comunista
 www.rifondazioneprato.it/sites/default/files/programma_prato_elezioni_2009_rifondazione_comunista.pdf
PREMESSA
 
Rispetto a 5 anni fa il quadro politico nazionale e socio-economico del Paese è profondamente mutato e gli Enti locali non potevano restare immuni da questo peggioramento complessivo delle condizioni di vita a livello di massa. Citiamo brevemente alcuni dati.
 

 

Uno studio significativo della realtà economica toscana elaborato dall’IRPET riporta alcuni dati dell’ultimo trimestre 2008:
: - 10% della produzione industriale; crollo delle esportazioni interne e internazionali; - 8% degli ordini interni ed esteri. Meno 2% dell’occupazione e cassa integrazione a + 163%. La flessione produttiva maggiore in Toscana avviene a Prato –8,3%.
I recenti dati nazionali ci confermano le previsioni più nere: febbraio 2009 cassa integrazione + 553 %; – 2,6 % del PIL per il 2009.
Un vero e proprio crollo economico e produttivo perché il trend economico non da segnali di ripresa ma conferma anzi che il dato locale è peggiore di quello nazionale. In questi anni, a Prato,sono scomparse circa 2200 imprese.
 

 
Queste elezioni quindi si collocano all’interno di una crisi economica complessiva di gravità estrema e questa sarà la cornice che ispirerà tutto il nostro programma e condizionerà anche l’attività degli Enti locali che a causa delle politiche governative stanno subendo una drammatica riduzione delle proprie disponibilità.
 
Le elezioni amministrative del maggio 2009 rappresenteranno per noi un banco di prova difficile e oggi più che mai dobbiamo esser chiari nel ribadire chi vogliamo rappresentare, quali sono le modalità della costruzione del nostro progetto,quale ente vogliamo.La nostra scelta di campo è chiara ed inequivocabile a favore delle fasce sociali più deboli eed emarginate.
Rispetto al primo punto vogliamo dare voce e rappresentanza a coloro che sono più colpiti da questa crisi con la perdita del posto di lavoro,e la riduzione del potere di acquisto.
Rispetto al secondo punto vogliamo valorizzare al massimo la partecipazione dei cittadini, dei movimenti, delle forze sociali alle scelte politiche, riducendo al minimo la necessità della delega, perché la partecipazione collettiva sia la forma della pratica della democrazia e del governo,unico antidoto contro il qualunquismo dell’antipolitica e il clientelismo. Per noi ovviamente la partecipazione diviene uno strumento essenziale nella costruzione dell’iniziativa politica, nell’individuazione dei nodi programmatici, nella ricerca di alleanze sociali e di movimento, nella costruzione di reti orizzontali, saperi, cittadini, istituzioni,
Rispetto al terzo punto crediamo che la trasparenza dell’amministrazione sia un punto ineludibile e che deve essere accompagnata da scelte rigorose sull’attribuzione di incarichi e consulenze. Nella scelta dei membri nei vari CDA delle partecipate non può orientarsi verso coloro che ricoprono o hanno ricoperto incarichi esecutivi nell’Amministrazione pubblica. Bisogna inoltre evitare che le stesse persone siano controllori e controllati.
Questa scelta di trasparenza deve investire scelte politico-amministrative vincolanti sul terreno urbanistico, dei subappalti, dei servizi alla persona, dei percorsi formativi, del sostegno alle attività economiche ed imprenditoriali.
 
I nodi programmatici che dobbiamo mettere al centro della nostra discussione pubblica riguardano in primo luogo il tema dei servizi pubblici locali, la difesa ed il rilancio del loro carattere pubblico, la tutela delle fasce più deboli di utenza e delle condizioni di lavoro degli operatori del settore.
 
Tuttavia, moltissimo rimane ancora da fare per rendere più chiara l’autonomia di scelta da parte delle autonomie locali tra la privatizzazione (che oggi nei fatti rappresenta purtroppo già la scelta più diffusa) e la gestione pubblica dei servizi, anche attraverso forme giuridiche diverse dalle società di capitali, come consorzi, istituzioni, aziende speciali. Così come occorre rafforzare molto il tema dei controlli sulle attività dei gestori (pubblici e privati), sulla condizione lavorativa degli addetti, sulla partecipazione attiva dei cittadini.
Altro nodo programmatico decisivo è per noi il territorio, inteso come patrimonio di beni e risorse materiali ed immateriali da tutelare e valorizzare. Dobbiamo opporci con forza alla proposizione di modelli di sviluppo fondati sulla speculazione territoriale, tanto in termini di urbanizzazione edificatoria quanto di insediamenti produttivi inquinanti.
 
Occorre spezzare in particolare quella catena perversa che unisce il finanziamento della spesa corrente ed i proventi pubblici (cd. oneri di urbanizzazione) che derivano dallo sfruttamento e dalla monetizzazione del territorio. Questo è tema ovviamente che riguarda principalmente il legislatore nazionale, ma è necessario battersi anche localmente per l’affermazione di un modello nuovo di amministrazione e quadratura dei bilanci. Allo stesso modo bisogna avanzare proposte sui temi della mobilità sostenibile, della riqualificazione e bonifica delle aree periferiche o degradate, dell’inquinamento ambientale che migliorino gli indicatori sociali della qualità della vita delle nostre comunità.
 
Qualità del territorio significa naturalmente anche qualità del lavoro e lotta al lavoro nero. Su questo punto si può pensare alla stipulazioni di protocolli tra le autorità pubbliche preposte per il contrasto del fenomeno, all’introduzione di un sistema premiante in materia di sicurezza per le aziende, alla creazione di una banca dati degli appalti pubblici.
 
Altro impegno programmatico che dobbiamo assumerci insieme alle coalizioni che intendiamo costruire è quello della progressiva deprecarizzazione della p.a. per segnare finalmente un’inversione di tendenza rispetto all’esplosione del lavoro pubblico precario degli ultimi anni. Si tratta dunque di imboccare con decisione questa strada e di estendere questo obbiettivo a tutti i soggetti (enti, società, consorzi) pubblici in qualche modo collegati agli enti locali che vanno al voto. La lotta alla precarietà è un punto essenziale della nostra proposta politica.
 
Non esiste, infatti, un programma che possa risolvere tutte le contraddizioni di chi opera nell’amministrazione locale, il Programma con la P maiuscola per intenderci, una volta ogni 5 anni. .Anche dopo la competizione elettorale, l’attività amministrativa dovrà essere orientata al diretto coinvolgimento dei cittadini, non solo come consumatori o utenti dei servizi ma come protagonisti della propria comunità territoriale affinché produca politiche incisive e realmente efficaci. Allargare le esperienze del bilancio partecipativo, estendere il ricorso a referendum consultivi, favorire la strutturazione di comitati di quartiere e tematici possono essere alcune delle buone pratiche da sperimentare.
Se molti sono i punti sui.quali si articola il Programma,riteniamo necessario sottolinearne tre in modo particolare: il Lavoro,la Città e l’Ambiente.
In questi ultimi anni,con l’ascesa della finanza,la rendita ha sopravanzato il profitto,e tale subordinazione è divenuta ancora più forte nei confronti del Lavoro. Ha vinto l’economia del possesso contro l’economia della produzione in una concezione che richiama alla mente” la roba “ di Giovanni Verga. La rendita finanziaria ha trascinato la gemella rendita immobiliare in un’economia virtuale basata sul mattone,che ha sostenuto anche a Prato un lungo ciclo edilizio consumando una gran quantità di suolo che avrebbe potuto essere utilizzato per riqualificare la Città ed il suo territorio. Un’alternativa poteva invece venire solo dalla produzione,dal lavoro delle donne e degli uomini inteso non solo come dimensione economica,ma anche politica,ed invece proprio su questo terreno è venuta meno la capacita di analisi della Sinistra. Nei casi migliori,come poi è successo a Prato,ce ne siamo occupati come problema della distribuzione del reddito,come regolazione della manodopera e soprattutto come relazioni sindacali. Ma il tema del lavoro è completamente scomparso come dimensione della cittadinanza,come principio ordinatore della società,come fattore costituzionale,insomma tutto ciò che è sinteticamente ma mirabilmente espresso nelle prime righe della Carta Costituzionale. L’Italia è una Repubblica fondata sul Lavoro … non sul possesso o sulla rendita, ma sul LAVORO, e Prato è una città fondata, cresciuta e sviluppatasi sul lavoro e sull’impegno e l’alacrità dei suoi lavoratori. La subordinazione del lavoro alla rendita è la causa principale della frantumazione corporativa alla quale assistiamo ogni giorno,dell’involgarimento dello spirito pubblico e del prevalere di ogni egoismo.
 
La Città e l’Ambiente,sono comunque la nuova frontiera dello scontro politico e sociale;se prima i rapporti di forza,lo sfruttamento delle classi più deboli,trovava nella fabbrica l’ambito privilegiato della lotta,in questi anni lo scenario si è spostato sull’organizzazione delle città,nelle periferie degradate che alimentano il disagio sociale,nella tutela dell’ambiente e delle risorse naturali sempre più aggredite da uno sfruttamento generalizzato da parte dei centri di potere . Sono elementi che incidono profondamente sulla qualità della vita nel suo complesso,e mettono a rischio il futuro ed il destino delle nuove generazioni.Diventa quindi irrinunciabile una grande mobilitazione che abbia come obbiettivo la valorizzazione dell’esistente rispetto alle nuove espansioni ed ad un ulteriore consumo di territorio,e la tutela e la valorizzazione dell’ambiente e delle risorse naturali prima ancora del loro utilizzo.
 
La prima cosa da fare è quindi quella di promuovere un grande progetto di analisi e conoscenza,per costruire una visione del futuro della città,una rifondazione della coesione sociale,ed una prospettiva nuova di sviluppo economico e civile chje recuperi il senso migliore della nostra storia,ma sappia confrontarsi,senza timore,con la complessità dei nuovi scenari.
 
Riaffermiamo infine che su questo programma intendiamo confrontarci,sia con i cittadini,sia con le altre forze politiche ma all’interno di un quadro di onestà,trasparenza e coerenza che ribadisca la priorità delle idee e dei valori della politica rispetto a quella delle mediazioni ad ogni costo.
 
CRISI ECONOMICA ED ENTI LOCALI
 
Come abbiamo già detto stiamo vivendo una crisi strutturale profonda e duratura di vaste proporzioni che ci consegnerà un paese profondamente mutato.
La stessa manifestazione di Marzo a Prato che ha visto la partecipazione delle istituzione,parti sociali e vari partiti segnala una gravità quale da anni non se ne aveva segnale
Una crisi che aggredisce un sistema produttivo in grave affanno come quello toscano, già in una situazione di stagnazione economica, che rischia di precipitare in recessione quando si scaricherà sulla Toscana l’effetto della crisi globale. Siamo ben lontani da quando nel 2005 il presidente della regione Martini lanciò lo slogan”la Toscana vola”
Altrettanto chiaramente bisogna affermare che davanti alla crisi e sulle cause della crisi non siamo tutti uguali come costi sociali e responsabilità
 

La crisi rappresenta quindi Ia cornice di riferimento entro cui dovrà essere sviluppata ogni nostra azione a partire dai programmi e dalle politiche amministrative attraverso Ia stretta connessione tra le tematiche locali e le grandi questioni di un nuovo modello di sviluppo e di distribuzione della ricchezza. Viene immediata la domanda:per cosa vi battete? Per una netta inversione di tendenza caratterizzata da un forte intervento pubblico orientato versa un trasferimento di ricchezza dalla rendita ai redditi da lavoro e verso Ia costruzione di politiche industriali che vedano il ruolo pubblico protagonista nel settore chiave dell’economia.
 

 
In questa cornice il PRC pone come centrale il problema sociale che rappresenterà un parametro importante su cui misurare il grado di discontinuità delle varie forze politiche presenti sul territorio e sulla base di ciò valutare Ia nostra collocazione nell’amministrazione dei vari livelli istituzionali. La drammaticità della crisi impone al PRC una pratica politica incentrata sui contenuti con una forte iniziativa unitaria rivolta, nel rispetto delle specificità, ai partiti della sinistra e a tutte le espressioni di movimento presenti sul territorio, capace di collocare al centro Ia grande questione della tutela degli interessi pubblici recuperando una forte iniziativa di programmazione e destinazione delle risorse secondo precise priorità sociali. Ricercare risposte condivise ai bisogni che si determinano sul territorio entrando in relazione costante con i suoi abitanti e costruendo insieme soluzioni generali non condizionate da interessi individuali o di lobbie.
 

Gli Enti Locali devono ritornare a giocare ancora un ruolo attivo contro le politiche del Governo, che attraverso i tagli ai trasferimenti traccia una vera e propria controriforma del ruolo del comuni e delle province, mettendo in discussione non solo l’autonomia finanziaria, ma piuttosto i diritti sociali del cittadini e degli enti pubblici. E’ quindi necessario che gli Enti Locali si mobilitino per non sottostare al ricatto di tagliare i servizi o privatizzare i beni pubblici,ma è altresì necessario attivare orientamenti nuovi nella formulazione dei Bilanci e dei programmi in funzione della crisi che è reale incide profondamente sulla vita di singoli,famiglie ed attività ;ciò rappresenta un richiamo forte alla “ Sobrietà” ed all’Etica della Pubblica Amministrazione.

 
La crisi economica i cui dati macroeconomici sono stati già sopracitati produrrà effetti gravissimi nel settore tessile ma sarebbe un errore attribuire ad essa tutte le cause.In realtà la crisi del tessile è gia in atto da diversi anni e le
 

cause vanno ricercate nella mancata innovazione, riconversione industriale e sperimentazione che hanno tanto riempito le colonne dei giornali e qualche seminario per addetti ai lavori,ma hanno prodotto poco per le potenzialità di cui disponeva l’apparato produttivo pratese. In realtà processi delocalizzazione ispirati da criteri di profitto e la riconversione da profitto a rendita ha determinato un collasso nell’industria del tessile a Prato . A metà degli anni’ 90 di fronte alla crisi di competitività imposta da una globalizzazione sempre più marcata la risposta per molti è stata chiudere le fabbriche e diventare immobiliaristi.

 
Prato primo polo tessile d’Europa non può pensare di riproporre un sistema in cui la flessibilità e il basso investimento tecnologico erano la norma all’interno di un mercato di dimensioni ridotte rispetto a quello attuale. Adesso in presenza di una crisi strutturale profonda dove tutto non sarà più come prima, non resta che salvare e potenziare quelle realtà che decidono di scommettere sulla ricerca,sull’innovazione offrendo un prodotto di qualità che altrove non si può trovare
 
 

E proprio per questa scelta di qualità, bisogna essere in grado di avere attraverso l’impegno delle istituzioni, una strenua difesa della qualità del prodotto attraverso la lotta alla contraffazione,il controllo dei marchi e la tracciabilità del prodotto tessile in tutte le sue componenti ma non solo.Prato primo polo tessile d’Europa deve essere sostenuto in Europa da un impegno istituzionale.
 

 
Con onestà e responsabilità bisogna dire che il settore tessile non potrà però garantire una piena occupazione e la ricchezza conosciuta alcuni decenni fa. L’impegno in prima persona degli Enti locali a sostegno di questo rilancio produttivo del contesto pratese dovrà e potrà coniugare incentivi e condizioni ottimali di lavoro in linea con le esperienze più avanzate della realtà europea e con chiarezza diciamo che
 

qualsiasi intervento di sostegno deve rispondere a un preciso vincolo sociale cioè deve andare alle imprese che ricorrendo agli ammortizzatori sociali, non licenziano, stabilizzano il lavoro precario, adottano anche temporaneamente, politiche di ripartizione del lavoro a parità di salario.
 

 
 
DAL DISTRETTO DEL TESSILE AL DISTRETTO DELL’AMBIENTE
Il Distretto Tessile non è più quello che conoscevamo;le confezioni hanno superato il manifatturiero,l’esportazione dei tessuti è calata del 48%,in questi ultimi anni si sono persi circa 10.000 posti di lavoro.
 
Occorre introdurre elementi di diversificazione rispetto al tessile.

  • Non vogliamo proporre soluzioni estemporanee o casuali, ma la formazione di un progetto strutturato sul territorio, che parta da analisi approfondite ed individui strategie che si consolidino nel tempo, cioè quello che si chiamerebbe Piano Strategico.
  • Da dove partire:

da una caratteristica peculiare del distretto pratese, che si è sviluppato sull’utilizzo degli stracci come riciclo di un “rifiuto”, e sul quale si sono innestati processi di attività specializzate che hanno prodotto la nascita di competenze specifiche ed anche innovative.

  • Il campo di attività:

partire dalle risorse naturali, dal riciclaggio, e creare le opportunità ed indirizzare finanziamenti per delle Energie alternative, e su queste creare attività specializzate, centri di ricerca, attività industriali, ed ad aziende artigiane, soprattutto legate alle nuove tecnologie.
Creare i necessari collegamenti con i settori dell’informatica, della meccanica, dell’elettronica e della domotica.

  • Soggetti interessati:
    • le Amministrazioni Comunali e Provinciali come elemento di coordinamento e programmazione
    • le Organizzazioni di Categoria
    • l’Università, che dovrebbe assumere un ruolo fondante di tutto il processo. Sarebbe opportuno far divenire Prato, partendo dalla situazione attuale che vede la presenza dal Biennio di Ingegneria Ambientale, sede dei corsi che si occupano dell’Ambiente, e delle problematiche ad esso connesse, puntando ad una qualificazione della presenza dell’Università che potrebbe divenire un volano anche per la crescita culturale del distretto. L’Università dovrebbe assumere il ruolo di unico referente per la ricerca superando i limiti della situazione attuale basata sulla genericità delle funzioni assegnate al CREAF il cui costo è previsto in 17.000.000,00 di euro, e relativamente al quale desta preoccupazione la suddivisione in due società (una immobiliare ed una di gestione). Inoltre alle Amministrazioni ed all’Università dovrebbe essere affidato il compito di stabilire una serie di Relazioni internazionali che dovrebbero mettere in contatto la realtà Pratese con i centri più avanzati, nella ricerca del settore, delle altre realtà Europee ed Internazionali.
    • Altro soggetto la scuola, come scuola di specializzazione (il riferimento è alla funzione svolta in città dall’Istituto Buzzi).
  • L’obbiettivo è quindi:
    • quello di realizzare, nel tempo una diversificazione del Distretto, passando dal tessile all’Ambiente.
    • Creare posti di lavoro qualificati e gratificanti per i giovani del nostro territorio, anziché accettare supinamente proposte relative solo a commessi di Centri Commerciali o “maschere” per le Multisale.

 
LAVORO
 
Il ruolo che gli Enti Locali possono svolgere su questo terreno è forse più importante rispetto a quanto si possa pensare. La Provincia e i Comuni devono rafforzare il proprio ruolo nelle crisi aziendali che si manifestano sul proprio territorio a tutela del lavoro e dell’occupazione sostenendo l’accesso e rafforzando gli ammortizzatori sociali con forme di sostegno al reddito per quei settori sociali colpiti dalla crisi economica.
 

Gli Enti Locali sono anche soggetti che erogano lavoro e quindi la lotta alla precarietà e per la sicurezza del lavoro deve partire proprio dall’interno dell’Ente superando ogni tipo di lavoro a termine verso una stabilizzazione a tempo indeterminato. Ma l’aspetto sul quale dovremo impegnarci maggiormente poiché investe in pieno gli Enti Locali è quello del lavoro nei servizi esternalizzati dei quali vogliamo prima di tutto un rigoroso rendiconto economico,ma anche un ripensamento sulla reale opportunità della esternalizzazione..
 

 
L’utilizzo di risorse interne alla dotazione organica è fondamentale per l’avvio di una corretta politica di redistribuzione del reddito, obiettivo questo che il PRC persegue anche a livello programmatico negli Enti Locali che sono anche erogatori di lavoro verso le aziende che operano sul territorio in particolare in campo edilizio e dei lavori pubblici.
 

Il PRC fa della lotta alla precarietà e per la sicurezza sui luoghi di lavoro, uno dei suoi assi portanti, è quindi indispensabile nei capitolati d’appalto introdurre norme premianti in materia di sicurezza con la contemporanea creazione di una banca dati per gli appalti
pubblici. E’ necessario dotare gli Enti Locali di personale professionalizzato per contrastare il lavoro nero e per il rispetto della sicurezza che non può restare solo appannaggio del personale statale poiché non è stato in grado di contrastare il fenomeno stante le poche risorse destinate. In parallelo è necessario un forte impegno da parte delle amministrazioni locali contro l’evasione fiscale comunale.
 

Il PRC propone che i contratti di servizio, sia a livello comunale che di Ambito Territoriale Ottimale,
prevedano alcune requisiti di base :
 

Stabilizzazione del lavoro almeno per la durata dell’appalto
Obbligo di definizione del tipo di contratto collettivo di riferimento
Rispetto dei carichi e degli orari
Individuazione di requisiti per particolari tipi di servizio.
 

 
Sul nostro territorio è anche molto diffusa l’attività artigianale, spesso in crisi per le scelte operate dai proprietari verso la rendita speculativa. E’ necessario invece salvaguardare questa attività che rappresenta un valore economico e culturale per la nostra comunità.
 
 

Dovrà essere compito dei Comuni promuovere un censimento delle attività artigianali presenti sul territorio con particolare attenzione a quelle forme meno strutturate di artigianato, che vedono l’impiego quasi esclusivo di giovani, creando una sorta di “porto franco” in cui questi giovani artigiani possano produrre e vendere la loro produzione senza aggravi burocratici ed economici agevolando anche la costituzione di cooperative sociali.

 
 
 
ENERGIA
La questione climatica, che è connessa a quella energetica, è ormai esplosa da tempo, rendendo improrogabile la necessità di tendere a zero le emissioni di gas serra. La spinta profusa dal patto di Kyoto rimane disattesa nel caso italiano,infatti, a fronte di un impegno a ridurre del 6,5% le emissioni rispetto al 1990, ad oggi le stesse sono aumentate del 12%. L’obiettivo di emissioni zero entro 2100 pare, quindi, assai lontano. Basta pensare che il settore dei trasporti in genere contribuisce per il 25% circa, al totale delle emissioni di gas del Paese.
 
La direttiva della Commissione europea nel sancire il “tre volte 20 per cento” dimostra la necessita di sterzare nettamente verso un abbattimento drastico dei consumi da fonti fossili. L’Europa chiede la riduzione del 20% delle emissioni di CO2, del 20% dei consumi energetici e l’aumento del 20% della produzione da fonti rinnovabili, il tutto da perseguire entro il 2020.
L’efficienza ed il risparmio energetico rappresentano le più grandi ed innovative fonti di energia utilizzabile, risparmio che non deve essere sinonimo di limitazione, ma sia invece lo studio, la ricerca e lo sviluppo di modelli di vita che portano ad una razionalizzazione energetica maggiore, con la netta riduzione di uso di fonti fossili.
 

Prioritario per ogni intervento pianificato nel settore dell’energia la redazione di un Piano Energetico Comunale nel quale sia chiaro obiettivi e strategie con una verifica annuale.

 
Incrementare la produzione da fonti rinnovabili deve diventare l’occasione per uno sviluppo sostenibile della nostra comunità comunale e provinciale fortemente popolata. Nel nostro contesto dobbiamo prediligere, anzi sviluppare solo piccoli impianti legati ai bisogni dei territori rendendo gli stessi autonomi dalla richiesta pressante di energia Lo sviluppo del fotovoltaico, di piccole centrali a biomasse o a cogenerazione, rappresentano una grande opportunità.
 

A questo proposito per Prato che dispone di una superficie di edifici industriali elevata si può chiedere che gli enti locali possano concordare l’installazione dei pannelli fotovoltaici sugli edifici industriali in maniera di garantire energia pulita e a minor costo per le imprese. Proprio questa peculiarità industriale del contesto pratese potrebbe essere il luogo idoneo per gli Enti locali nel promuovere un distretto per la sperimentazione e l’applicazione delle energie rinnovabili.

 
Non è possibile sostenere un recupero energetico senza parlare di di edilizia. Pertanto per il comparto edile il piano di recupero energetico deve inserirsi nella progettazione complessiva. E’ insostenibile che le abitazioni in Italia consumino tra 150 e 200 chilowattora al metro quadro contro i 70 della Germania.
 

In virtù di questo, riteniamo positivo partire dai principi presenti nel decreto legislativo 192 del 2005 e quindi l’adozione della certificazione energetica per gli edifici, conseguentemente prevedere una proficua regolamentazione sulla metodologia e sui controlli di questi. Esperienze di altri paesi dimostrano che l’obiettivo di realizzare strutture abitative che non siano energivore ma che di contro vadano a pareggiare il bilancio energetico è ambizioso ma non impossibile. Quindi chiediamo che negli edifici pubblici si proceda a una ristrutturazione necessaria al fine di recuperare energia.

 
Ma è nel settore dell’energia vitale per il futuro non solo del tessile, che Prato per la conformazione industriale,può diventare un punto di riferimento. Pertanto gli Enti locali dovranno elaborare un piano energetico basato sulle energie rinnovabili,incentivare l’installazione di pannelli fotovoltaici sugli immobili industriali, impegnarsi alla realizzazione di un polo per la ricerca delle energie rinnovabili.
In sintonia con altre istanze istituzionali, verificare la fattibilità di attuazione di un polo per lo studio e la ricerca di nuove tecnologie applicabili all’industria.
 
URBANISTICA E ASSETTO DEL TERRITORIO
 
Le politiche del territorio sono l’intelaiatura della politica cittadina, sono il segno dei soggetti che si
vogliono rappresentare, sono l’esempio della capacità o meno di trasparenza e di democrazia, sono la cartina di tornasole dei rapporti che l’Amministrazione Comunale ha con i soggetti forti del territorio.Le politiche del territorio possono arricchire l’uno e impoverire l’altro, generare occasioni di lavoro o sopprimerle, promuovere la crescita culturale o arrendersi al consumismo, facilitare la socialità oppure no.Le politiche del territorio invadono la vita delle future generazioni ed è per questo che dobbiamo porre alla questione un’attenzione fortissima. Cambia la popolazione,cambiano le abitudini cambia l’assetto produttivo della città e l’urbanistica deve saper recepire questi cambiamenti Inoltre l’urbanistica recepisce quelli che sono i cambiamenti dei bisogni e le necessità di una società in via di trasformazione. C’è chi ha detto giustamente che “l’urbanistica non è la scienza del costruire ma dell’abitare”.
Per questo dobbiamo ribadire quello che è un criterio politico discriminante rispetto alle altre forze politiche e cioè la partecipazione e il coinvolgimento di qualsiasi scelta da parte della cittadinanza e le associazioni di categoria, e costruire

momenti di reale consultazione di massa di cittadini, il mondo dell’associazionismo nei passaggi fondamentali di un aggiornamento del Piano Strutturale, strumento indispensabile per governare il territorio . Siamo convinti che con la partecipazione attiva dei cittadini ai vari processi decisionali, sia possibile disegnare una città che ponga al primo posto la vivibilità, la cultura e la socialità. Non sarà un impegno facile ma dovrà essere nostro compito far sì che ogni qual volta sia previsto un intervento su una porzione di territorio, sia prevista la partecipazione attiva dei cittadini che vivono in quel determinato spazio territoriale.

 
Non ha senso sentir parlare di sviluppo sostenibile che di per sé richiama un uso attento della risorsa territorio che è per sua natura limitata e proporre poi alla città interventi che non hanno una ricaduta diretta in termini di benefici sociali.
 

Il PRC s’impegnerà nel Consiglio Comunale per mutare il segno da un’urbanistica contrattata ad un’urbanistica partecipata poiché siamo convinti che il territorio è un bene comune e che gli interessi sociali debbano prevalere su quelli privati.

 
Le politiche del territorio portano anche soldi ai Comuni, attraverso gli oneri di urbanizzazione, e in una fase di tagli, spesso il ricatto si fa sentire. Occorre spezzare questa correlazione che spinge le amministrazioni verso un modello “drogato” di espansione urbanistica, basato sulla monetizzazione del territorio e sulla speculazione.
 

Dobbiamo lavorare per ricercare la quadratura dei bilanci non più sull’espansione urbanistica, ma sull’utilizzo e sulla valorizzazione dell’esistente. Un’urbanistica che non divori territorio, ma che piuttosto metta a valore beni che sono stati frettolosamente abbandonati e dimessi. Fondamentale è il principio di perequazione urbanistica che preveda come ad un intervento sul territorio corrisponda una pari disponibilità di aree .

Ogni ragionamento ntorno al Piano Strutturale ed all’Assetto Urbanistico della città che non parta
dalla constatazione degli effetti negativi e dei limiti delle scelte fin qui effettuate produrrà ulteriori danni. Una vera governance urbana e territoriale implica che si abbia consapevolezza di questo contesto e delle azioni necessarie per affrontarne la criticità.
 
Intendiamo quindi esprimere il nostro dissenso sull’operato della passata Amministrazione,che ha marcato sostanzialmente la mancanza di una visione organica del territorio,attivando soluzioni parziali e del tutto discutibili,favorendo un delirio immobiliare collegato quasi esclusivamente al profitto individuale basato sulla collocazione strategica degli edifici produttivi all’interno del tessuto urbano.Il tutto ha riproposto in termini contemporanei,il concetto di rendita basato sul latifondo,dove oggi il latifondo corrisponde all’area,quasi sempre di dimensioni notevoli,occupata dalla fabbrica.In questo modo si è favorito la parte peggiore dell’imprenditoria pratese,e così il Distretto si è ripiegato su orizzonti sempre più limitati,sulla gestione dei patrimoni e relative rendite e non più sulla creazione di nuovi progetti imprenditoriali:
Il risultato è stato quello di una crescita disordinata e di basso profilo e d una cementificazione indiscriminata di cui la Multisala è un prodotto emblematico e che avrà un effetto devastante sul tessuto storico della nostra città ( Centro e Frazioni)ma altri esempi si possono citare,come la colata di cemento su Gonfianti,la situazione delle cascine di Tavola,e le migliaia di metricubi approvati anche nell’ultima seduta del consiglio Comunale,a variante di quanto previsto dal Piano Secchi,ed al di fuori di qualsiasi valutazione di merito rispetto all’inserimento all’interno del tessuto urbano ed all’obbiettivo di riqualificare la città e recuperare adeguati livelli di spazi pubblici.Tutto ciò in assenza di qualsiasi studio o proposta rivolta alle parti più abbandonate della nostra realtà come il centro storico,le periferie e le Frazioni.
 
 
Le stesse considerazioni si possono riferire egli strumenti urbanistici attivati dalla passata Amministrazione,profondamente segnati da una eccessiva parzialità e dalla mancanza di riferimento con un quadro d’insieme organico e dalla mancanza di qualsiasi accenno agli elementi critici intervenuti in questi anni:la crisi del distretto,l’immigrazione lo smarrimento dello spazio pubblico
E’ certo il risultato del fallimento del Piano Strategico, che non ha saputo fornire alcuna prospettiva né individuare soluzioni per il futuro di Prato,anche perché condotto in modo autoreferenziato,e secondo l’ormai consunta ritualità della concertazione .
 
Riteniamo quindi,che come premessa,si debba operare una pausa di riflessione,in merito agli strumenti urbanistici attivati dalla Giunta Romagnoli ( Variante sulla Declassata,Regolamento Urbanistico,ecc) proprio al fine di definire le linee strategiche per il futuro di Prato,recuperando una visione unitaria,di grande respiro e di grande coinvolgimento,della popolazione e dei saperi della città.,collegato alle reali problematiche attuali.,non subordinata agli interessi di pochi.
Questi sono quindi gli obbiettivi ed il percorso per un nuovo disegno di trasformazione urbana:
 
Elaborazione di un unico Piano strutturale che riconsideri anche la variante per la declassata ed il Regolamento Urbanistico.
 
Privilegiare il recupero e la valorizzazione dell’esistente rispetto alla logica dell’espansione.
 
Valutare la compatibilità della crescita con il “limite” oggettivo del Territorio che deve essere considerato come bene non riproducibile.
 
Il rapporto fra territorio “naturale” e Città Costruita.
 
Parco della Piana.
 
Progetti specifici per il Centro Storico e le Frazioni.
 
Codice dei beni storici ed ambientali e Parco Archeologico di Gonfienti
 
Politiche per la casa e per la Residenza sociale
 
Recupero dello “ Spazio Pubblico” come elemento generatore di qualità sociale.
 
Progetto per un polo multifunzionale pubblico nell’area Ex-Banci che si ponga come obbiettivo anche il recupero dell’architettura esistente.
 
Iniziative di coordinamento per i progetti che interessano l’Area Metropolitana.
 
 
 
 
 
Prato sia per colpa della crisi economica generale sia per una flessione del tessile, si sta incamminando verso un processo di deindustrializzazione. Reputiamo che un censimento delle aree dismesse sia doveroso altrimenti rischiamo di vedere approvate operazioni che possono cancellare il volto di una città ridisegnandone la geografia urbanistica e sociale. Non solo ma esaminando a Prato la disposizione degli impianti e le varie aree nella città si può osservare come la parte a Sud della Declassata ha pagato più di ogni altra zona di Prato i guasti connessi a una crescita rapida della città stessa in termini di viabilità,qualità della vita e servizi. Ora è giunto il momento che l’urbanistica riequilibri la qualità della vita di una parte della città ingiustamente discriminata tanto più che qui si concentra la maggioranza della produzione del distretto tessile.
L’obiettivo di un ritorno ad un uso esclusivamente pubblico del Parco dell’Ippodromo è praticabile anche alla luce del fallimento a cui ha portato una gestione affidata a privati come le recenti vicende e un riscontro quotidiano dimostrano.
Rispetto ai nodi urbanistici che sono in discussione bisogna, più che dare soluzioni, stabilire dei criteri e cercando in tempi di gravi ristrettezze economiche, come detto in premessa,di valutare il tornaconto tra energie profuse in un progetto e miglioramento dei servizi. Esemplare a questo proposito la proposta dell’Ospedale nuovo di Prato. Dopo aver precisato che non siamo contrari in linea di principio alla costruzione di un ospedale invitiamo a una riflessione:
L’ospedale attuale è già ristrutturato e alcuni reparti sono stati rifatti completamente sia dal punto di vista strutturale che organizzativo.
La parte Amministrativa è stata completamente ristrutturata e la previsione di organizzare le attività sanitarie per Aree funzionali,per Dipartimenti e per livelli di Assistenza Differenziata è già stata iniziata nel vecchio Ospedale
Si pone conseguentemente un interrogativo: per quale motivo avviene un trasferimento di una struttura a fronte di una spesa enorme, con la riduzione degli standards dei mq quadri per degente?. Un’ amministrazione che si insedia non ha necessariamente il compito di portare a termine dei progetti di quelle precedenti se nel frattempo sono mutate le condizioni in cui inizialmente sono stati concepiti.
Se questa operazione prevede una qualsiasi speculazione edilizia sugli immobili del vecchio ospedale dichiariamo la nostra più ferma opposizione
Gli interventi sulla Declassata e la riqualificazione della zona del Soccorso che ci trova favorevoli,impongono una riflessione seria rispetto a quanto già detto. Che il piano attuale individui la connotazione di asse dei servizi è fuori dubbio così pure che al momento molti servizi esistono. Un ulteriore carico urbanistico in una striscia di territorio diventa problematico tanto più che nell’ambito di iniziative infrastrutturali e supporti logistici
 

 

 
La contiguità alla Declassata di aree comunali deve essere salvaguardata al fine di garantire processi di perequazione urbanistica con finalità sociali di una risorsa sempre più scarsa.
L’altra questione che riguarda la riqualificazione del Macrolotto Zero appare molto complessa sia per la parcellizzazione dell’assetto proprietario sia per l’attuale configurazione strutturale. Qui appare chiaro come l’urbanistica assuma una dimensione sociale e qualsiasi intervento non può prescindere da un piano complessivo che autorizza anche interventi parziali e non viceversa.
Valga anche qui il principio di un’urbanistica partecipata unitamente a passaggi concorsuali e di progetti internazionale promossi da una S.T.U.(società di trasformazione urbana) che sia a maggioranza pubblica.
 
SERVIZI PUBBLICI LOCALI
 
Nel corso degli ultimi decenni anche negli Enti Locali si sono affermate culture e pratiche politiche liberiste che hanno trasformato la gestione dei servizi pubblici. Per questo , i servizi che per anni sono stati gestiti dai Comuni, sono passati ad una gestione privatistica (SPA) e gli stessi Enti Locali ha perso del tutto il controllo della qualità e dei costi.

Il primo obiettivo che ci poniamo è quello di evitare ogni ulteriore privatizzazione dei servizi
pubblici locali,ma il fine ultimo è quello di recuperare per tutte le partecipate la dimensione e la finalità pubblica.
 

Queste Aziende hanno subito trasformazioni e modifiche che in pratica hanno sottratto ai cittadini non solo il controllo,ma anche le proprietà delle stesse trasferendole in sostanza a
Gruppi legati ai partiti;occorre quindi restituire alla città quello che è della città e separare la fornitura dei servizi dalle altre attività il cui costo non dovrebbe più essere caricato sulle spalle dei cittadini.
Inoltre la proliferazione di società non appare legata a criteri di reale necessità quanto piuttosto alla moltiplicazione dei CdA e dei posti per Amministratori,Consiglieri e Sindaci Revisori.
 
E’ un obiettivo difficile da raggiungere poiché siamo in presenza di un Governo nazionale che ha fatto delle privatizzazioni un cardine del suo programma elettorale ed inoltre a livello locale abbiamo un PD che ha in molti casi anticipato le scelte nazionali esternalizzando e privatizzando tutto ciò che era redditizio a favore di SPA. Il caso emblematico è quello dell’acqua la cui gestione è ormai nei fatti in mano a privati. Abbiamo lanciato la sfida di ripubblicizzare il servizio idrico recependo le norme principali del disegno di legge di iniziativa popolare di cui il PRC è stato l’animatore insieme a molte associazioni , raccogliendo in Toscana oltre 40.000 firme.
Ci impegneremo quindi nel Comune sia per una diversa tariffazione dell’acqua che si basi esclusivamente sull’acqua consumata rivedendo le convenzioni che prevedono invece un reddito per le società indipendentemente dal consumo,sia per proporre un fondo nazionale per la sua ripubblicizzazione, all’interno della quale siano previsti in sede locale punti di approvvigionamento pubblico. Già da ora dobbiamo prevedere una fatto che ci porta al paradosso che se un utente fa un uso responsabile dell’acqua viene penalizzato poiché la cifra da pagare dovrà restare invariata.
 
In questi anni sono stati privatizzati anche altri servizi, Farmacie, Parcheggi, Piscine e ciò spesso ha comportato un aggravio oneroso per gli utenti. E‘ da sfatare il luogo comune che sia sufficiente la maggioranza di proprietà pubblica per adempiere le finalità di un servizio pubblico locale poiché è sorta subito la dualità tra il profitto e l’universalità della fruizione. E’ fuori discussione che ha prevalso il profitto.
 

Nel Consiglio Comunale chiederemo di fare un’indagine puntuale sul costo e sulla qualità di questi servizi. Esistono studi che dimostrano che la gestione privatistica non è stata un affare né per il pubblico né per i cittadini .
 
Nello Statuto Comunale deve essere introdotto un articolo che definisca i servizi pubblici locali, beni comuni privi di rilevanza economica e quindi non gestibili da società di capitali, ma da enti strumentali.

 
Ultima, ma non per importanza, la condizione dei lavoratori impiegati in questi servizi. Siccome l’obiettivo della privatizzazione è quello della massimizzazione del profitto
 

sarà nostro compito verificare tutti i contratti di lavoro delle società partecipate e pretendere che i lavoratori impegnati siano messi in regola con i contratti nazionali di lavoro. Non è né politicamente né socialmente accettabile che i profitti delle società siano pagati quasi esclusivamente dai lavoratori e dagli utenti.

 
Dobbiamo ribadire che i servizi pubblici non debbono essere fonte di guadagno ma piuttosto
recuperare la loro tipicità rappresentata dall’universalità e dai costi “politici” dei servizi stessi.
 
TRASPORTO PUBBLICO E MOBILITA’
 
Parlare di nuova mobilità oggi significa rapportarsi ad un contesto dell’area metropolitana e inoltre ci impone di cambiare radicalmente il modello attuale di mobilità. Ciò è una scelta essenziale e nella quale gli Enti locali devono giocare un ruolo importante in quanto sono proprio i Comuni che di dotano di un piano del traffico che non può essere redatto slegato dalle scelte urbanistiche e da un interconnessione dei sistemi di trasporto.
 

Nel Piano del traffico essenziale sarà lo sviluppo di un sistema coordinato di trasporto pubblico locale che si basi sull’uso metropolitano della rete ferroviaria e delle future tramvie, sulla rete dei bus , potenziando il completamento di una rete utilizzabile di piste ciclabili con l’obbiettivo del ricongiungimento di tutte e che siano collegate a parcheggi scambiatori.
Il primo compito quindi di un Piano Urbano della Mobilità dovrà essere quello di limitare l’uso del mezzo privato, ma ciò potrà realisticamente avvenire solo in presenza di una forte rete di servizi.
Intendiamo precisare che le piste ciclabili dovrebbero rispondere ad un criteri generale di mobilità diffusa e non essere solamente finalizzate al “ tempo libero”
Per quanto riguarda le tramvie,va sicuramente portato avanti lo studio di fattibilità per un collegamento di dimensione metropolitana (Firenze,Prato,Pistoia),mentre va completamente abbandonato quanto previsto dalla passata giunta in riferimento ad un anello Stazione FF.SS,area ex Banci,sia per i costi esorbitanti sia per la sua inutilità ma soprattutto perché privo di uno studio approfondito sotto il profilo tecnico della sostenibilità economica e della compatibilità ambientale.

 
Il Piano Urbano della Mobilità dovrà tenere conto anche delle ricadute sulla salute poiché una riduzione del traffico privato porta immediatamente ad un abbattimento dei fattori inquinanti, non a caso molti Sindaci al di fuori del contesto pratese sono sotto inchiesta poiché la qualità dell’aria dei loro comuni è fuori legge.
 

Dovremo richiedere l’adesione al protocollo con la Regione Toscana che prevede la riduzione del traffico privato ed inquinante in cambio di incentivi ai Comuni. E’ uno strumento che va praticato e soprattutto controllare che il Comune faccia rispettare le regole previste.

 
In generale la scelta delle amministrazioni pubbliche di finanziare le cosiddette grandi opere ci vede nettamente contrari non per un pregiudizio ma perché le risorse devono essere investite secondo una gerarchia di priorità che per noi è il trasporto pubblico che deve invece essere finanziato. Ebbene quasi sempre le grandi opere vanno nella direzione opposta rispetto all’incremento del trasporto pubblico.
Sul tema del trasporto pubblico locale si gioca un pezzo del nostro futuro ed è quindi importante che il Comune eserciti il proprio ruolo di programmazione e quindi il PRC si sentirà impegnato affinché la discussione esca dalle sale consiliari e coinvolga i cittadini, con osservazioni e proposte. Dobbiamo quindi lavorare ad un con l’obiettivo di ridurre il traffico privato e al tempo stesso ridurre fortemente l’inquinamento delle città. E’ illusorio e demagogico credere o far credere che su una partita così importante come il riassetto viario e il potenziamento del trasporto pubblico che necessita di forti investimenti, che un Comune possa garantire esclusivamente la soluzione di questo grande problema.
 

Per questo chiediamo al Comune di attivarsi in sintonia con altri Enti per reperire le risorse necessarie e nel contempo si impegni affinché si realizzi la metropolitana di superficie FI-PO-PT. per dare una risposta significativa al problema del pendolarismo verso e da Firenze. Proprio su questo problema sono necessari anche interventi che tengano conto delle necessità che esprime il contesto della Vallata .
Nel breve periodo, sul territorio di Prato, vogliamo il potenziamento delle linee LAM sia come frequenze sia come ampliamento della rete in particolar modo per quanto riguarda il collegamento con le frazioni.
 

Per rimanere nell’ambito del trasporto pubblico appare evidente che la scelta dell’Alta velocità ha comportato, come era chiaro a noi fin dall’inizio, l’indebolimento dei servizi verso l’utenza pendolare che utilizza il treno come mezzo per raggiungere il proprio luogo di lavoro. Permane il giudizio negativo su come si sia giunti a linee separate con un dissesto ambientale enorme nel tratto Firenze-Bologna.Non esiste incoerenza tra una battaglia contro l’Alta velocità e l’obiettivo del potenziamento del trasporto per i pendolari.
 
Bisogna tener presente che Prato nel corso di questi ultimi ha modificato la sua struttura industriale da esclusivamente produttiva a territorio di transito merci come dimostra inequivocabilmente anche la richiesta crescente di strutture industriali con possibilità di scarico e carico per merci private. Baricentro dell’area metropolitana FI-PO-PT e collegata con le più importanti arterie autostradali del Paese e ferroviarie, Prato fa di questa sua posizione geografica un nodo strategico nello smistamento delle merci nazionale e internazionale. Ma per quanto attiene le infrastrutture e le opere pubbliche per il traffico è importante proseguire
 

al potenziamento tecnico dell’Interporto.E’ un impegno che dobbiamo assumere così come il mantenimento della sua struttura gestionale pubblica

 
Per quanto concerne il riassetto viario riteniamo che si debba portare a termine impegni già presi dalla precedente amministrazione quali la riqualificazione della Declassata e dell’area del Soccorso con il relativo sottopasso, nonché tutti gli interventi tesi a velocizzare il flusso del traffico lungo le arterie principale come le tangenziali
 
CENTRO STORICO
Abbiamo ritenuto importante concentrare in un paragrafo ciò che può riguardare il traffico e la mobilità verso e dal centro storico per le sue peculiarità strutturali tipiche anche di altri centri storici nel nostro Paese, dove si mischiano residenza e attività commerciali. Necessaria è la selezione tra chi è residente, chi lavora e non lo è, e chi si reca al centro o per svago o per pratiche amministrative vista la contemporanea e attigua presenza dei vari uffici comunali e provinciali.
 

Per questo crediamo che sia doveroso ridurre al minimo indispensabile l’utilizzo del mezzo privato utilizzando per ciò piccoli bus a metano e quindi non inquinanti e selezionando il flusso di traffico attraverso porte telematiche. La non estesa dimensione del centro storico rende possibile una sperimentazione per la sua pedonalizzazione che sicuramente comporterebbe vantaggi sulla qualità della vita per i residenti come si è verificato in altre città.

 
Lo scopo di ridurre il mezzo di trasporto privato ci impone una riflessione sulla costruzione di nuovi parcheggi che sono inevitabilmente attrattori di traffico e quindi chiediamo prima di procedere a nuove iniziative del genere,una verifica dei costi e dei benefici di quelli attualmente presenti
 
 
CICLO RIFIUTI
 
Il Piano Regionale di Sviluppo prevede un obiettivo del 65% di R.D. al 2012 e contemporaneamente una riduzione degli RSU del 15%, con percentuali simili previste nella Finanziaria del 2007 rapportate al 2011. L’impegno nostro nei Comuni dovrà essere quello di far rispettare questi limiti considerando che molto spesso i gestori non sono favorevoli a perdere il business dell’incenerimento.
Inoltre vi è la scelta della Regione Toscana di accorpare gli Ambiti Territoriali Ottimali ( da 11 a 3) dettata dalla necessità di razionalizzazione delle dotazioni impiantistiche. I piani provinciali dei rifiuti sono superati dalla legge regionale (n.61 del 2007) che stabilisce la necessità la realizzazione di piani interprovinciali entro l’agosto del 2009 relativi ai nuovi ATO.
Questa scadenza rappresenta per il PRC e il movimento ecologista nel suo insieme l’importante occasione per proporre una diversa gestione dei rifiuti.
In questo quadro normativo le azioni che proponiamo per raggiungere tali obiettivi sono:
 

Raccolta differenziata con l’estensione del sistema di raccolta porta a porta della parte sia secca che della parte umida( organica) e dotazione di aree pubbliche
Recipienti per la raccolta degli oli domestici in tutto il territorio comunale
Tariffazione puntuale solo sull’indifferenziato conferito sia per aziende che per privati. A Tal proposito esistono esperienze già concrete che dimostrano come si possono ottenere ottimi risultati in tempi brevi. A Vaiano i dati ci confermano una raccolta superiore alla media della provincia con conseguente riduzione della TIA.

Estensione significativa del numero delle isole ecologiche anche in accordo con l’associazionismo locale.
Incentivazione del sistema di ricarica alla spina presso grossi centri commerciali e attivazione della tariffazione puntuale. Promozione di una società pubblica di recupero e riutilizzo dei materiali riciclati

· Avviare uno studio sui rifiuti assimilati (principali responsabili dell’aumento della produzione di rifiuti) operando scelte che ne consentano la tracciabilità, a cominciare dalla creazione di una contabilità separata da quella degli altri rifiuti.

 
La tecnologia a freddo del trattamento meccanico biologico, combinata con la messa a regime delle buone pratiche di riduzione, riuso, recupero e di screening riprogettazione del residuo ed integrata con un’efficace filiera impiantistica di riciclaggio/compostaggio costituisce una valida e credibile alternativa all’incenerimento.
La nostra città ubicata nel centro della Piana vive come le altre città il problema grave dell’inquinamento atmosferico.Per esempio in questo contesto si registrano tassi altissimi di polveri fini (le PM10, mediante le centraline hanno registrato nel triennio 2004-2006 una media giornaliera di 43,4 microgrammi al metro cubo, cioè più del doppio dei limiti di sicurezza, fissati dall’UE a 20 microgrammi nel 2010).
Ulteriori scelte impiantistiche avrebbero come conseguenza un ulteriore fonte di inquinamento.Per le ragioni sopra esposte riteniamo non necessario la costruzione di nuovi impianti e proponiamo una moratoria di 3 anni per portare a pieno regime questo piano dei rifiuti sinteticamente esposto.
Riguardo ai rischi epidemiologici evidenziati anche da esami recentemente effettuati dagli enti preposti chiediamo la massima trasparenza da Comune e Provincia per intervenire efficacemente nelle sedi opportune salvaguardando la salute pubblica e l’ambiente. Secondo noi
 

Il futuro è nel riciclaggio, nel trattamento meccanico a freddo di ciò che non viene differenziato, nel ridurre a monte la quantità di rifiuti da smaltire con obbligo della resa di imballaggi, dei prodotti obsoleti ed uno studio sui materiali ecocompatibili.

 
 
SALUTE E SICUREZZA SOCIALE
 
I prossimi anni saranno attraversati da una pesante crisi sociale e ciò si ripercuoterà inevitabilmente anche nell’erogazione dei servizi e quelli maggiormente penalizzati, anche per la natura stessa del servizio, saranno la salute e la sicurezza sociale. I tagli che il Governo opererà non sono ancora quantificabili ma sono certi già i 5 miliardi sulla sanità e contemporaneamente il taglio di 20 miliardi agli Enti Locali nel settore sociale.
Il nostro primo obiettivo dovrà essere quello di non permettere alcun taglio a livello locale su un sistema che noi consideriamo universalistico. In questa direzione l’istituzione di un Fondo Regionale per la non autosufficienza è solo un primo passo in questa direzione, certamente non sufficiente ma senz’altro di controtendenza.
Le Società della salute, che avevano l’obiettivo dell’integrazione sociosanitaria,non hanno raggiunto lo scopo per cui erano nate, anzi si fa sempre più reale il rischio che le risorse finanziarie ed umane siano attratte più dalle strutture ospedaliere che dai distretti sul territorio.

Le Società della Salute, oltre ad essere guidate da Consigli di Amministrazione agiscono in piena autonomia; gli stessi piani attuativi sono redatte dalle stesse Società con un apporto pressoché nullo da parte dei Comuni che ne sono semplicemente informati. E’ necessario invece che i Comuni partecipino attivamente alla redazione dei Piani ed abbiano reali capacità di controllo e di verifica e di intervento attivo sulle prestazioni offerte.

 
Contemporaneamente prevedere laddove sono presenti la valorizzazione delle strutture di volontariato e dell’associazionismo per i servizi alla persona e all’infanzia.La sicurezza sociale a carico dell’ Amministrazione Comunale si rivolge solo verso i casi di forte disagio sociale, mentre in genere non vi è mai un monitoraggio tempestivo che permetta di riorganizzare il servizio e le risorse verso le nuove povertà. Aumentano e si diversificano i bisogni ma a queste novità non corrisponde un dinamismo dell’ Amministrazione Comunale.
 

Il PRC s’impegnerà per il rafforzamento degli uffici comunale previsti al sociale, perché dovrà essere proprio il Comune a stabilire una strategia d’intervento dato che le ASL troppo spesso si muovono in maniera burocratica e non intercettano ad esempio le nuove povertà.

 
Il PRC ritiene che il sociale e il sanitario siano diritti universali e che, in generale, non siano previste partecipazioni alla spesa da parte dei parenti degli utenti. Le risorse si possono avere dalla riorganizzazione della macchina comunale e destinarle al sostegno delle famiglie in difficoltà
 
 
IMMIGRAZIONE
 
Sulle questione della immigrazione in sede di stesura di un programma per il Comune e la Provincia bisogna dissipare un equivoco che è stato volutamente mantenuto in vita e strumentalizzato da chi ha associato spesso immigrazione e criminalità facendoci apposite campagne elettorali. Bisogna mettere in evidenza che la lotta all’immigrazione irregolare che è un aspetto del problema immigrazione perché non tutti sono clandestini,è un compito governativo, che deve rispettare normative europee e prevedere una concertazione con quei paesi da cui proviene l’immigrazione. Affermare cose diverse significa fare demagogia e in ultima istanza non lavorare efficacemente per contrastare la clandestinità come dimostrano ampiamente sia una linea fatta di sanatorie sia una politica semplicemente repressiva come dimostra anche l’ultimo ddl 733/09.
E’ comunque necessario sgomberare il campo da un equivoco culturale che emerge spesso nei dibattiti e nelle analisi che affrontano il tema dell’immigrazione:quella attuale è cosa del tutto diversa rispetto ai flussi migratori che hanno interessato la nostra città nei decenni passati.Diverse sono le modalità,diversi gli attori,diverse le dinamiche di insediamento nel contesto urbano,inoltre sostanzialmente modificato è il contesto socio economico.Aver affrontato queste nuove dinamiche secondo i vecchi schemi e soprattutto confidando che la città,nel suo insieme,dal tessuto urbanistico al contesto economico,assorbisse il fenomeno in maniera naturale, e che le cose quindi “ si sarebbero aggiustate da sole”,ha trasformato le problematiche in criticità ed ha consentito anche che si raggiungessero livelli
preoccupanti di contrasto sociale.
 
 
E’ la condizione di chi è immigrato/a che deve essere attentamente valutata e verificare cosa può fare un Comune.
La prima distinzione è quella che tiene conto del fatto se sono cittadini europei oppure no.L’altra valutazione importante consiste nel verificare coloro che tendono a rimanere e manifestano una volontà di radicamento sul nostro territorio con una prospettiva di stabilizzazione. Sul terreno dei diritti e dei doveri non ci sono distinzioni in quanto una società è tanto più civile quanto più sa garantire condizioni dignitose e pari opportunità per tutti mentre sulle politiche che l’istituzione Comune dovrà sviluppare bisogna saper individuare bene gli strumenti operativi.
Inoltre esistono immigrati che hanno un attività economica rilevante in grado di pesare all’interno del tessuto produttivo e questo è principalmente rivolto ad un esame della comunità cinese.
Occorre evidenziare,però,come la questione della presenza cinese,abbia in qualche modo alterato una corretta interpretazione dell’immigrazione;infatti le comunità straniere a Prato sono molte (Rumeni,Pakistani,Albanesi,Senegalesi eecc)ciascuna ha proprie caratteristiche specifiche e modalità di relazione che vanno attentamente analizzate senza sottovalutazioni di sorta.
 
E’ indubbio che sul problema immigrazione si condensano fattori che spingono a situazioni anomale e c’è chi cerca di lucrare su chi si trova in difficoltà perché sfidiamo chiunque a dire che la condizione di immigrato/a sia una situazione di felicità. Proprio in rapporto a quello che abbiamo detto sulla crisi economica a livello mondiale pensiamo che il flusso migratorio andrà ad aumentare e allora oggi più che mai bisogna saper governare i problemi e non esorcizzarli.
 
 

Bisogna altresì dire che il problema dell’integrazione non si può efficacemente risolvere se non si coinvolgono le stesse comunità perché nel momento che esse vengono coinvolte sarà più facile instaurare un dialogo. L’integrazione nella comunità passa attraverso la partecipazione in prima persona su tutto ciò che la comunità esprime e propone.
Per questo è necessario che con criteri di rappresentanza il più credibili possibili si possa dare il diritto di voto nelle consultazioni elettorali.Al Comune quindi dobbiamo chiedere di farsene promotore

 
Tutti hanno un problema iniziale di comunicazione. Sulla questione di una efficace integrazione dei migranti, gli enti locali possono dare un contributo notevole potenziando gli sportelli informativi e la mediazione culturale come strumenti per superare la difficoltà di impatto con una realtà che non conoscono. Proprio in base a quella differenziazione che è nei fatti affinché si possa favorire un reale processo di integrazione successivamente al loro arrivo per chi cerca una stabilizzazione definitiva
 

è necessario che il Comune si attivi presso i competenti organi governativi per favorire il ricongiungimento familiare che rende meno precaria la propria condizione e che promuova corsi di lingua per adulti.

 
Analizzare il problema dell’immigrazione extracomunitaria su Prato impone necessariamente una riflessione sull’immigrazione cinese che ha un’ influenza sul nostro tessuto economico-sociale non paragonabile ad le altre comunità.
Se non si analizzano le ragioni strutturali di questa immigrazione restiamo invischiati in polemiche sterili e fuorvianti che alimentano xenofobia, pregiudizi e razzismo vero e proprio.
La tendenza di questa comunità a riprodurre un proprio microcosmo, non è dovuta solo alla loro millenaria cultura e ai propri costumi ma è anche una forma di autodifesa. In questo tentativo L’integrazione di questa comunità è una scommessa per la quale bisogna investire risorse culturali e organizzative.
Bisogna denunciare con forza la condizione operaia dei lavoratori e delle lavoratrici cinesi che è caratterizzata da uno sfruttamento intensissimo e bestiale. La manodopera cinese lavora in condizioni di assenza di diritti sindacali,in luoghi spesso privi di garanzie igieniche ci fa capire come
 

non sia più rinviabile un impegno del Comune e della Provincia affinché le norme previste dal Testo Unico sulla Sicurezza D.lgs 81/08 (ex 626/94),la medicina del lavoro, e i diritti sindacali entrino con forza dentro questi luoghi.

Per questo tra la manodopera cinese e quella italiana c’è più vicinanza di quanto si possa credere, così pure tra gli imprenditori cinesi e quelli italiani.
La caratterizzazione e la distinzione di un gruppo sociale si stabilisce in base al ruolo sociale che esso svolge e non in base alla provenienza e alla etnia di appartenenza

 
Dal momento che parliamo giustamente di diritti dei lavoratori non possiamo fare discriminazioni. I diritti si estendono e non si riducono come avviene nei luoghi di produzione cinesi anche a causa di una specificità legata alla presenza di un’ immigrazione clandestina.
Bisogna dire che per gli imprenditori italiani, la manodopera cinese ha svolto una duplice funzione:da un lato ha garantito prezzi stracciati e consegne immediate e dall’altro ha funzionato da contenimento dei prezzi per la manodopera italiana. Un vero e proprio esercito salariale di riserva come si legge nei manuali di economia. Questo meccanismo però alla lunga ha determinato sempre più una penetrazione nell’economia cittadina e adesso una fuoruscita di massa dal contesto pratese ne determinerebbe un pesante contraccolpo.
Nel passaggio decisivo da profitto a rendita, una delle cause del declino del distretto tessile pratese, i cinesi hanno determinato la fortuna di chi ha ritenuto di cedere i propri laboratori,a volte fatiscenti, a prezzi esosi. Inoltre non producendo loro il tessuto ma utilizzando quello finito, la loro produzione ha permesso a imprenditori italiani di avere uno sbocco di mercato. Non è esagerato dire che ai fini della commercializzazione della produzione siano stati un elemento anticrisi. Giova inoltre ricordare che la comunità cinese non hanno né marchi propri né una loro struttura distributiva.
Indicarli pubblicamente come causa della crisi, come si fa quotidianamente anche sugli organi di stampa, e farci affari in privato è tuttora una pratica corrente e diffusa.
La questione cinese pone altri problemi che devono essere ricondotti alla carenza di leggi nazionali, alla legalità che in quanto tale deve osservata da tutti nessuno escluso.
 
Gli obbiettivi della prossima Amministrazione,dovranno a nostro avviso riaffermare in primo luogo Il rispetto della Dichiarazione dei diritti dell’uomo, rifiutando di fatto i concetti di extra territorialità ,che hanno consentito che nella nostra città si consolidassero situazioni molto vicine alla schiavitù,che non avremmo mai accettato se si fosse trattato di nostri concittadini. Ci sentiamo di affermare che se tali diritti fossero stati difesi e attuati,probabilmente ciò avrebbe avuto conseguenze positive anche per il settore produttivo.
E’ inoltre necessario elaborare progetti e praticare percorsi “comuni”,che interessino non solo gli immigrati,ma tutti i cittadini,al fine di sviluppare e consolidare un comune senso di appartenenza ed una condivisa speranza per il futuro.
 
Altri campi di integrazione sono necessariamente:
 
La conoscenza della Lingua e della storia della Città.
La Scuola
Lo sviluppo delle Relazioni Internazionali che possono fare di Prato un importante Centro Interculturale e creare un clima più favorevole per le varie Comunità Nazionali.
 
Infine come candidati di Rifondazione Comunista :
 
Proponiamo il rilancio del Premio Letterario Prato ,dedicato atematiche che facciano riferimento all’integrazione fra i popoli.
 
ISTRUZIONE E DIRITTO ALLO STUDIO
 
L’avvio dell’anno scolastico in corso è stato contrassegnato dallo scontro di dimensioni inusuali tra un governo deciso a condurre una politica di tagli colossali attraverso profonde trasformazioni della struttura e degli ordinamenti scolastici e il mondo della scuola nel suo insieme (insegnanti, studenti e genitori).
L’insieme del provvedimenti governativi- annunciati, attuati, temporaneamente rinviati, delinea un progetto politico che ha precise connotazioni. Il quadro di fondo manifesta, in sostanza un deciso attacco ai beni pubblici, per effetto del quale i diritti esigibili non trovano più collocazione in un sistema codificato di garanzie e tutele. In altre parole si modifica materialmente Ia Costituzione repubblicana e il mandato sociale che essa assegna alla scuola.
Nello stesso tempo, gli assetti normativi prefigurati attaccano il nucleo centrale del sistema di istruzione, mettendone in discussione Ia titolarità pubblica, attraverso una molteplicità di misure che innescano Ia trasformazione della scuola in un servizio a domanda, mentre inseriscono aziende e soggetti privati aIl’interno di organismi di gestione e di governo delle singole istituzioni scolastiche.
II sistema dell’istruzione è quindi una risorsa fondamentale per Ia crescita della comunità locale. Le scuole vanno valorizzate come centri di promozione umana e culturale, di aggregazione sociale e di partecipazione democratica. Nell’ambito del sistema dell’autonomia si dovranno intensificare i rapporti e gli interscambi tra le Scuole, l’ente locale ed II territorio.
Al fine di favorire I’accesso al sapere di tutti i cittadini e le cittadine, con prioritaria attenzione per le fasce sociali deboli e a rischio di abbandono scolastico,è necessario intervenire a favore degli studenti figli di genitori in cassa integrazione o disoccupati :intervenendo con Ia gratuità del libri scolastici, della mensa scolastica e del servizi complementari.
Nel nostro territorio è necessario ampliare Ia disponibilità di posti di asilo nido e della scuola dell’infanzia realizzando nuove Scuole/ sezioni deII’infanzia e nuovi Asili nido pubblici.
Nelle mense scolastiche sarà privilegiata Ia scelta di prodotti locali certificati e biologici. A seguito del decreti del governo sul dimensionamento della rete scolastica che portano ad un sovraffollamento delle classi
 

si rende necessaria un monitoraggio costante della sicurezza degli edifici scolastici stabilendone Ia capienza. Inoltre per quanto riguarda le politiche sul diritto allo studio, e necessaria un’attenzione costante aII’integrazione dei soggetti disabili,ed aII’inserimento di studenti stranieri.

 
Al fine di promuovere pratiche di partecipazione nei processi formativi
 

il comune si dovrà fare promotore di iniziative tendenti alla creazione di spazi permanenti di discussione e confronto sulla programmazione del servizi scolastici e sulla loro qualità, con un proprio ruolo diretto, insieme a genitori, studenti e rappresentanti delle scuole e anche di iniziative ed attività educative che puntino aII’uso degli spazi scolastici anche in orario extrascolastico.

 
Si rende inoltre necessario che comune e provincia verifichino e potenzino gli indirizzi formativi e professionali a livello di scuola superiore (es. alberghiero, turistico, artistico..)
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
SICUREZZA
 
Sul tema della sicurezza dobbiamo ribaltare ogni impostazione di tipo securitario, tesa alla militarizzazione del territorio e ragionare sulla (ri)costruzione di socialità come strumento di prevenzione e recupero della devianza. Questo significa investire molto sulle misure di inclusione sociale di potenziamento delle attività educative attivando maggiori sinergie con gli istituti scolastici, di tutela dei diritti dei migranti, attraverso il coinvolgimento delle forze sociali ed associative impegnate su questo versante. Le questioni connesse con i temi della convivenza civile e del rispetto delle regole e delle leggi hanno trovato in questi anni una convergenza anche di carattere politico e culturale che fra ciò che propone la parte moderata del PD da quella delle destre. Affrontare il tema della sicurezza significa valutare un aspetto complessivo della società e non solo quello legato alla microcriminalità che pure non va sottovalutato,cioè prendere in esame anche la mancata coesione sociale che una crisi grave amplifica.
 
Occorre impedire che sia la irrazionale “cultura” della paura a dettare scadenze politiche e priorità sostituendola con una razionale valutazione capace di individuare i fenomeni che rendono realmente precaria ed insicura la vita dei cittadini a partire dai più deboli.
Per superare il disagio dovuto alla percezione della insicurezza che colpisce le fasce di popolazione più deboli bisogna che siano mobilitati settori del volontariato,dell’associazionismo unitamente al Comune che predispone strumenti e finanziamenti adeguati.Il senso di solitudine di cui sono vittime per lo più persone anziane si può vincere se coloro che vivono questo disagio possono contare su chi li ascolta,fornisce loro un aiuto che non può essere necessariamente economico e per questo è bisogna costituire una struttura dialogante in grado di intervenire.E’ proprio l’opposto di quanti prevedono l’utilizzo di ronde il cui messaggio devastante è l’attacco alla legittimità dello Stato. Il passaggio da ronde a squadracce come insegna la storia è dietro l’angolo e bisogna anche sottolineare come questa caricatura tragica che a parole dice di tenere alla legalità non vada a presidiare in Italia zone franche dello spaccio e della criminalità organizzata dalle quali si tiene alla larga.
 
LEGALITA’
 
Vogliamo esser chiari. Non ci può essere alcuna indulgenza né giustificazione verso chi delinque e la legalità è un bene da difendere ma questo deve valere per tutti e sottolineiamo per tutti. Le questioni connesse con i temi della convivenza civile e del rispetto delle regole e delle leggi hanno trovato in questi anni una sistemazione anche di carattere politico e culturale che difficilmente si riesce a differenziare fra ciò che propone la parte moderata della coalizione dell’Unione da quella delle destre. Purtroppo in questo processo che vede il rincorrersi per esigenze di consenso immediato vari schieramenti politici ha portato anche i Comuni amministrati dalle forze di centro-sinistra, all’uso improprio dei Vigili Urbani quali fossero agenti di pubblica sicurezza (Polizia e Carabinieri).
Per contrastare i fenomeni di illegalità diffusa occorrono un aumento dei fondi e delle dotazioni di organico, cioè l’opposto di ciò che ha fatto il Governo. Lotta all’evasione fiscale,al lavoro nero,diritti e sicurezza sui posti di lavoro,controllo dei flussi di danaro. Questi sono i punti dove si verificano situazioni di illegalità e che non possono esser tollerati sia che le imprese siano a titolarità italiana che a titolarità straniera. Ma per fare tutto ciò si deve prevedere un rafforzamento della Guardia di Finanza,dell’ispettorato del Lavoro,della polizia postale e tutto ciò dovrà impegnare il Comune a instaurare un tavolo di confronto con il Governo, lasciando invece nello specifico i vigili urbani ad occuparsi del rispetto delle norme edilizie,del commercio e della regolarità igienico-sanitarie e degli impianti per quanto riguarda gli immobili artigianali e industriali.Un maggior coinvolgimento dei Vigili Urbani può essere quello di collaborazione con i vari enti come per la segnalazione di dati riferiti alla registrazione dei contratti di civile abitazione e di immobili industriali con il controllo della titolarità o con gli enti ispettivi in operazioni di contrasto alle irregolarità e al lavoro nero. Uno sforzo di innovazione che però marcia in senso contrario a chi come le destre in Italia tende ad equiparare sostituire o integrare con la Polizia di Stato in materia di ordine pubblico che ripetiamo rimane esclusiva competenza degli organi e apparati dello Stato.
 
CULTURA,PACE e DIRITTI
 
Il Partito della rifondazione comunista riconosce il valore della cultura come bene comune, non privatizzabile, come l’acqua, ma soprattutto patrimonio di tutti e bene inalienabile: a tutti va garantito l’accesso alla produzione e alla fruizione della cultura.
In questi anni di crisi economica si è andato sempre più restringendo il numero di coloro che della cultura possono fruire, che possono arrivare alla cultura nel rispetto dei propri tempi di vita e delle proprie possibilità economiche .
La politica culturale di un ente locale dovrebbe concentrarsi non solo sui centri storici ma anche restituire alle periferie vita culturale riaprendo o potenziando biblioteche, teatri, cinema, spazi culturali di sperimentazione , circoli e case del popolo.
Per quanto riguarda le politiche concrete che i Comuni e le province possono mettere in atto, Rifondazione comunista propone:
- politiche economiche per consentire ai giovani e a chi ha basso reddito di poter accedere alla cultura; prezzi economici per cinema, teatri, concerti, libri mostre;
- trasparenza e rigore nella gestione e nelle nomine negli enti culturali, con bandi pubblici basati su professionalità e competenza;

  1. costituzione di vere e proprie “case delle culture” in tutti i quartieri quali luoghi di incontro, partecipazione, produzione, sperimentazione, confronto, formazione e fruizione culturale, destinati soprattutto ai giovani.

Parlare di cultura significa parlare di valori per i quali il PRC intende battersi in un momento di grave regressione sociale e di attacco manifesto alla carta costituzionale.In una società multietnica e multiculturale verso la quale la nostra realtà si incammina il nostro impegno si deve caratterizzare in politiche che leggano la differenza come una ricchezza, senza discriminazione né di genere né di sesso e in questo senso la
 

Legge regionale 15 novembre 2004, n. 63-Norme contro le discriminazioni determinate dall'orientamento sessuale o dall'identità di genere rappresenta un punto di riferimento costante per la difesa dei diritti inalienabili della persona e il Comune deve istituire un registro delle unioni .

  1. Impegno culturale e difesa dei diritti della persona sono inscindibili ma necessitano di un quadro di riferimento certo quale è la nostra carta costituzionale che afferma in maniera indiscutibile il valore della laicità dello Stato e di tutte le sue articolazioni periferiche

 

 
In ottemperanza al dettato costituzionale che all’art.11 recita “L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali” gli Enti locali devono essere operatori di pace. Non è assolutamente sostenibile parlare di integrazione,incontro tra culture diverse nel proprio contesto ed essere indifferenti ai drammi che si consumano in tanta parte del pianeta,oppure ancora peggio parlare di “guerra umanitaria”.Impegno culturale,pace,diritti sociali e della persona,sono il contrassegno inscindibile di una società per la quale intendiamo batterci
 
Cultura significa anche rapportarsi al territorio e valorizzarne la propria storia. I reperti etruschi in Calvana e quelli di Gonfienti devono trovare una sinergia di risorse e interessi tra vari enti istituzionali nell’ambito di un completamento del Parco della Piana e nuove realizzazioni, a partire da un indagine conoscitivo e di catalogazione del materiale esistente.
 
 
SPORT E TEMPO LIBERO
 
II Partito della rifondazione comunista ritiene che debba crescere una cultura dello sport sganciata da una visione prettamente agonistica; che a Iivello territoriale crescano le opportunitâ di attività sportiva per tutti e che venga ampliata anche Ia gamma degli sport fruibili.
 
 
CASA – DISAGIO ABITATIVO
 
Il Governo Berlusconi ha di fatto cancellato i finanziamenti previsti nel 2007, 500milioni di euro per 3 anni a partire dal 2008, per il disagio abitativo, un primo tentativo organico che un governo faceva per riproporre un piano casa all’altezza dei bisogni. Nella nostra Regione sono stati oltre 30 milioni gli euro tagliati e solo in questi giorni la Giunta Regionale ha anticipato i fondi permettendo ai Comuni di riprendere il loro programma di ristrutturazione degli alloggi di proprietà pubblica.
La crisi economica in atto fa sì che l’emergenza abitativa esca dai casi che investivano le categorie classiche del disagio sociale per aggredire anche le fascia di coloro che potevano permettersi un canone d’affitto secondo le richieste del mercato. Anche costoro stanno precipitando nella morosità e nei conseguenti sfratti. I Comuni sono investiti in prima persona in questo dramma e anche in assenza di fondi pubblici hanno il dovere di attrezzarsi ad un fenomeno,che anche se nel nostro comune non ha assunto in questi ultimi anni una grande rilevanza, è destinato ad aggravarsi. Nascono nuove povertà che ci pongono di fronte a questa emergenza.
Il primo impegno dovrà essere quello di impedire la svendita del patrimonio pubblico, al tempo stesso riutilizzare gli spazi liberi, a partire dai beni degli Enti , bloccando speculazioni in atto e recuperando al sociale questi spazi pubblici.
Proponiamo quindi una serie di azioni che, seppur non risolutive, possano porre un freno agli sfratti, ben consapevoli che potrà essere solo un impegno coordinato Regione-Provincia-Comune la chiave di risoluzione del problema che passa necessariamente da un Piano Casa Regionale. Proprio in questa situazione di grave crisi economica che colpirà ancor di più le fasce deboli proponiamo di intervenire distinguendo quello che SONO PROVVEDIMENTI IMMEDIATI e rispondono a situazioni di grave disagio da ciò che invece rientra nell’ambito legislativo e di programmazione
 
Ambito di urgenza immediata-
 

Per affrontare l’emergenza abitativa, occorre costruire come partito, centri d’ascolto capaci di fornire indicazioni e sostegni anche legali per contrastare il mercato nero delle locazioni, consulte per il diritto alla casa, aperte alle organizzazioni degli inquilini, ai comitati, alle associazioni dei migranti, a quelle della solidarietà e del volontariato per un tavolo di confronto permanente sulle politiche abitative
 
Obbligo all’affitto a canone sociale e concordato per gli alloggi delle grandi proprietà pubbliche;
Definire un finanziamento per la politica sociale della casa, utilizzando le entrate provenienti dal patrimonio immobiliare: registrazione dei contratti, compravendite
Bloccare tutti i progetti di dismissione del patrimonio statale ed ERP, e recupero del patrimonio fatiscente inutilizzato;

 
Nell’ambito invece di programmazione si impone la necessità di
 

Lavorare per dotare in base alle mutate situazioni demografico-sociali un più attuale “piano casa”, guardando con maggiore attenzione al mercato degli affitti a prezzo calmierato e al recupero del patrimonio edilizio esistente anche in chiave sociale.
Costruzione di nuove abitazioni di ERP, usufruendo del fondi regionali gia disponibili.
 
Sperimentare ed incentivare là dove ci sia la possibilità le cooperative di autocostruzione e autorecupero, anche con proprietà pubblica o mista degli immobili pubblici e/o privati, abbandonati e degradati
Rivedere il ruolo della cooperazione ai fini dell’acquisto e della locazione a canone sociale o concordato, stabilendo una strategia per favorire nuovi interventi di riqualificazione urbana di reale utilità sociale.
 
 

 

GBCflDJowcdYuHXgX

kBbemcjQxyIf

KsYpyLNAJGfN

rXzRwSJchALAqAs

accutane 8-( ambien dosage lnli tramadol qzykss cialis :O phentermine kabmtu

fHGTYrSoUofV

VwUCfBSatOCGnkD

ioeunsveoLsq

pejDbYDWVtV

vZWmLTbtWqsznIeGF

dLpIZlTRQVQcLk

otzdMFWaNHkZnOg

AgesXfKvlmLgiETCXL

AdGGfJKsUCvfdSXZK

yNeCROVlZnq

NeHdJfIIbCzhnWBCcrz

yEhvzlKEaaJrXBFmg

DWFaPLJvZFmPswXu

QV0y80 pcmehsecffsd, [url=http://eyufwxumunjx.com/]eyufwxumunjx[/url], [link=http://dwmxubwqtqka.com/]dwmxubwqtqka[/link], http://zfozvmrdjxbz.com/

Accesso utente

  • Sign in using Facebook

Chi è on-line

Ci sono attualmente 3 utenti e 4 visitatori collegati.

Utenti on-line

  • limpcookie
  • limpcookie
  • limpcookie

Nuovi utenti

  • limpcookie
  • folcklord
  • CohenJames
  • kuleshs
  • autodia