Prato non deve chiudere

La crisi di Prato nella crisi del capitalismoLa crisi finanziaria e economica che il mondo sta vivendo oggi, giunge nel nostro distretto dopo anni di crescente difficoltà dell’industria tessile locale. Non mancheranno, nella prossima campagna elettorale, momenti di confronto sulle cause economiche, le responsabilità soggettive, le carenze politiche che con lo scorrere degli anni, hanno determinato la debolezza economico- produttiva del cuore industriale della nostra realtà. Con questa debolezza affrontiamo la crisi globale che per dimensioni finanziarie, diffusione geografica e profondità delle conseguenze economiche e sociali, rischia di diventare nel prossimo futuro, ancora più devastante di quella che il capitalismo affrontò dopo il crollo borsistico-finanziario del 1929, e che superò completamente solo dopo la seconda guerra mondiale.Nonostante la parola d’ordine “meno stato più mercato” degli ultimi venti anni, condivisa e praticata dalla  maggioranza del mondo politico ed economico a tutti i livelli,  banchieri e grosse imprese sono stati i primi a ricevere aiuti statali, diretti e indiretti, a sostegno delle loro proprietà e ricchezze; il neoliberismo, temperato o selvaggio, si è rivelato di fronte a tutti per quello che realmente è: l’ipocrita e strumentale propaganda, veicolata dalla maggioranza dei mezzi di comunicazione, utile a nascondere gli interessi e la ricchezza dei pochi a scapito dei diritti e dei bisogni di tanti. Infatti la causa principale alla base della crisi, è la polarizzazione della ricchezza fra le classi sociali, pochi sono sempre più ricchi e molti rimangono poveri insieme ai tanti che si accingono a diventarlo. Questa differenza, oltre a essere inaccettabile per l’ingiustizia sociale che sottende, diventa in breve tempo, elemento di irrazionalità  economica, provocando crisi periodiche come quella che stiamo vivendo attualmente.Con queste premesse, il rifinanziamento degli ammortizzatori sociali è elemento indispensabile di politiche economico-sociali, di segno opposto a quelle praticate nel passato prossimo  sia dal centrodestra che dal centrosinistra.Rifondazione Comunista ritiene l’allargamento degli ammortizzatori sociali a  tutti i lavoratori del distretto tessile, un primo passo indispensabile ma non sufficiente delle politiche sociali ed economiche utili a non far pagare la crisi capitalista in atto a lavoratori, pensionati e precari.Per superare la crisi economica del distretto occorre:-Salario sociale - Reddito garantito - Sostegno al reddito di chi perde o sta perdendo il lavoro, anche per lavoratori atipici e a progetto ed estensione della cassa integrazione e chi ancora non ha perso il lavoro . Mille euro per tutti/e. -riduzione della tassazione dei redditi medio-bassi e rivalutazione delle pensioni basse e medio-basse.-rilancio del servizio sanitario pubblico, ampliamento dei livelli essenziali di assistenza e riduzioni delle liste di attesa-risorse significative per un piano-casa di rilancio dell’edilizia residenziale pubblica-blocco dei licenziamenti e difesa del posto di lavoro: dalla riduzione dell’orario  distribuendo il lavoro disponibile per mantenere l’integrità della forza lavoro fino all’occupazione e all’autogestione di quelle aziende che minacciano chiusura, licenziamenti, delocalizzazioni.-controllo pubblico sui prezzi e un paniere di beni di prima necessità a prezzi controllati.-salvaguardare i risparmi a partire dal TFR versato nei fondi pensione, l’ammontare del versato torni all’ INPS e il TFR torni nella piena disponibilità dei lavoratori.-costituzione di un fondo pubblico che rilevi i mutui insostenibili e li riconverta in mutui a tasso fisso non superiore al tasso d’inflazione.Per finanziare questi interventi proponiamo le seguenti misure:-taglio drastico delle spese militari e chiusura delle missioni nei teatri di guerra.-tassazione al 23% delle rendite finanziarie.-aumentare la progressività delle ultime aliquote IRPEF, dal 41% al 43% e da 43% al 48%.-reintroduzione della tassa di successione per patrimoni sopra i 500.000 euro-introduzione di una tassa patrimoniale per i patrimoni al di sopra dei 500.000 euro-porre un tetto alle retribuzioni degli alti dirigenti pubblici-istituzione di una tassa sulle transazioni finanziarie ( Tobin tax )

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