Regionali, prima i programmi

 Prossima tornata elettorale: al voto 1000 comuni, le province sarde e altre 2 province, 13 regioni, per un totale di 16 regioni coinvolte.

Anche le prossime elezioni hanno dunque il valore di un test nazionale e a poter cambiare ulteriormente la situazione c’è anche un convitato di pietra, il ddl Calderisi che, se approvato, comporterebbe uno sbarramento al 4 in tutte regioni e negli enti locali. A tracciare questo quadro, venerdì 16 ottobre, la relazione in Direzione di Gianluigi Pegolo, il quale ha anche delineato le linee guida che dovrebbero accompagnarci verso le regionali, articolate su due livelli: sul piano etico e sul piano programmatico.
La condizione sociale sollecita intese, ma a questo fattore occorre sommare il bilancio dell’attività delle regioni in cui ha governato il centro-sinistra e l’esiguità nostre forze. Per Pegolo occorre comunque tenere ferma barra su contenuti, senza rinunciare a correttivi tattici.
Quattro in particolare le linee di azione che bisogna portare avanti secondo il responsabile dell’area di lavoro su Democrazia e istituzioni:

1-Preservare e potenziare la coalizione della lista comunista e anticapitalista
2-Non far precipitare la questione della federazione sulle regionali, fermo restando che il simbolo base dovrà essere quello usato per le europee ma con la possibilità di correzioni per garantire l’eventuale presenza in lista di forze locali e anche per dare vita a liste più ampie
3-Confronto programmatico con forze sociali e ambientali e previsione a metà dicembre dell’assemblea nazionale degli amministratori
4-Utilizzo delle proposte sulla crisi. Il tema si intreccia infatti con la campagna d’autunno

Due i principi dai quali non discostarsi:

1-Coerenza in termini di moralità
2-Prima contenuti sulla scelta delle alleanze. La guida programmatica è intanto in via di definizione attraverso il confronto con i diversi dipartimenti del Partito. Previsto un percorso partecipato, col coinvolgimento delle diverse strutture del Partito.

Sbocchi del confronto con le altre forze politiche:

accordo con presenza governo, se il profilo dell’intesa è positivo
collocazione autonoma
accordi elettorali (escludendo quindi una nostra presenza nel governo regionale).

Questioni queste riprese nelle conclusioni del segretario Paolo Ferrero, per il quale occorre tenere alta l’attenzione sui contenuti. Il segretario ritiene che le regionali non siano un punto strategico di definizione della nostra identità, inserendosi invece all’interno di un ciclo. Occorre però avere un profilo più netto, anche attraverso i passaggi della Conferenza delle lavoratrici e dei lavoratori e della campagna d’autunno.

E così Ferrero si preoccupa di definire alcune priorità in vista delle regionali:

1)Le regionali cadono dentro crisi, le regioni devono quindi mettere in campo misure in favore delle classi più deboli, attivare forme di intervento pubblico.
2)C’è un problema di moralità della classe politica e su questo occorre essere netti. C’è la questione morale e da affrontare anche il tema degli stipendi alti dei consiglieri regionali.
3)C’è l’ambiente: il no al nucleare, gli inceneritori
4)C’è il tema del lavoro.

Le alleanze restano un tema difficile del dibattito di Rifondazione.

Ramon Mantovani conferma infatti la nota divergenza rispetto alla nostra presenza nelle istituzioni e delinea un quadro di un bipolarismo più violento nelle realtà locali, con forme anche estreme di presidenzialismo e con i partiti ridotti a vassalli. La proposta avanzata per non apparire più come interni a questo progetto politico è quella di un intervento forte su alcuni punti cardine: leggi elettorali, con un secco no al presidenzialismo, ripubblicizzazione di quanto privatizzato, la questione degli emolumenti dei consiglieri regionali, il no al nucleare. D’accordo su questo tipo di caratterizzazione forte anche Salvatore Bonadonna.

Ferrero invita però ad evitare di ritenere che stare fuori dalle alleanze sia risolutivo contro il bipolarismo ed in sede di replica e Pegolo ricorda che essere cancellati è un altro modo per dare via libera a bipolarismo.

Ed un monito sul tema delle alleanze arriva anche da Alberto Burgio, il quale ritiene che la discussione sia viziata da un equivoco rispetto al giudizio sui nostri interlocutori politici. “Posso allearmi anche col diavolo se dimostro che l’alleanza produrrebbe risultati migliori ove non mi alleassi”. Per Burgio inoltre la direzione deve dare con certezza criteri vincolanti ai territori: di merito sui programmi e morali.

Nella discussione pesa la questione Udc che pone non pochi problemi. Per il segretario del Piemonte, Armando Petrini, il problema si risolve impostando la questione con decisione strettamente sul merito e sui programmi ed evitando scorciatoie. L’Udc va allontanata da possibili alleanze attraverso il lavoro sul merito delle cose. Ed il “metodo Petrini” trova d’accordo sia Pegolo – “Sull’Udc ha ragione Petrini, occorre usare i contenuti” - che il segretario Paolo Ferrero.

Centrale, per Petrini, resta il confronto sui programmi anche con le forze della coalizione uscente, nonostante un giudizio complessivamente positivo dell’esperienza piemontese. Stesso discorso anche per un altro segretario regionale, quello dell’Emilia Romagna, Nando Mainardi, che dà una valutazione tendenzialmente positiva dell’operato della regione, ma reputa centrale l’esito del confronto.

Dalle regioni arrivano anche altri esempi interessanti. E’il caso della Sardegna, illustrato dal segretario regionale Gianni Fresu, il quale ha ricordato che alle europee nonostante l’assenza di risorse e sedi e i gruppi dirigenti in fase di ricostruzione, si sia giunti ad un ottimo risultato di lista e della candidata, con i circoli che si sono riattivati ed i compagni che si riavvicinano. O ancora della Basilicata, come segnalato dal segretario della federazione di Potenza, Francesco Cirigliano, dove si sta tentando di costruire una Federazione della sinistra d’alternativa più ampia possibile, attraverso il lavoro ed il confronto con movimenti, ambientalisti, sindacati.

Di rilievo anche i giudizi sulla nostra presenza nel conflitto. Rosa Rinaldi invita ad evitare “approcci al cilicio, alla Binetti, nella nostra discussione”, anche perché siamo l’unico partito presente nelle lotte e ora finalmente veniamo anche riconosciuti e accolti ed invita a concentrare l’azione del Partito su pochi punti.
Secondo Ferrero però nelle lotte c’è anche Di Pietro che in modo spregiudicato tenta di occupare il nostro spazio e sull’Idv il movimento di Grillo ha lanciato “un’Opa”, è in corso un ricambio del gruppo dirigente.

Bocciato infine dalla Direzione l’ordine del giorno per un referendum tra gli iscritti sulle regionali, proposto da Marco Verruggio (solo 4 voti a favore, lo stesso Verruggio, Ramon Mantovani, i due compagni di Falce e martello e cioè Claudio Bellotti e Alessandro Giardiello), mentre Alfio Nicotra si astiene. Bianca Bracci Torsi in sede di dichiarazione di voto spiega la contrarietà al referendum: “Gli iscritti vanno sentiti molto di più, ma non attraverso lo strumento del referendum che li chiama solo a dire sì o no su un quesito”. E in precedenza, nella fase dedicata al dibattito, anche il segretario della Toscana Stefano Cristiano aveva auspicato che più che una discussione interna o un referendum servirebbe un confronto sul merito delle questioni con i lavoratori.

La prossima direzione sarà dedicata al regolamento della conferenza nazionale dei Gc, alla conferenza delle lavoratrici e dei lavoratori e alla campagna d’autunno.
 
di Davide Pappalardo
su redazione essere comunisti del 18/10/2009
La discussione della Direzione del 16 ottobre

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