fiat

La lezione dei «fannulloni» di Marchionne

di Paolo Ferrero
Il ricatto della Fiat non ha prodotto il plebiscito. Anzi. Nonostante il clima di intimidazione mafiosa scatenato dall’azienda, dal centro destra e dai sindacati gialli, gli operai di Pomigliano hanno dato a tutti una lezione di dignità. Una vera espressione di autonomia operaia dal padrone, dal governo, dagli organi di informazione e dall’ideologia dominante, secondo cui alla globalizzazione neoliberista non esistono alternative e l’unica soluzione è ingoiare.

A Pomigliano non c'è il plebiscito 62,2% di sì, il fronte del no al 36%

Terminato lo scrutinio del referendum tra i lavoratori: i favorevoli sono la maggioranza, ma i numeri non sono quelli auspicati dal Lingotto. Affluenza al 95%. La Fiom non firmerà in ogni caso, "ma siamo pronti alla trattativa". Bonanni: "Ha vinto il buonsenso". Dall'azienda un progetto per "blindare" l'accordo. Bersani: "No al piano C". Sacconi: "Ora il Paese è più moderno"

A Pomigliano in gioco libertà e democrazia

Come nel più scontato dei copioni, i sindacati collaborazionisti, ormai pronti a sottoscrivere qualsiasi sacrificio e rinuncia governo o padroni intendano imporre ai lavoratori, hanno assicurato il proprio malinconico consenso alla Fiat che si accinge - sarà bene averne consapevolezza - ad assestare un colpo difficilmente rimediabile all’intero quadro delle relazioni economico-sociali del Paese. Nei giorni scorsi abbiamo illustrato i contenuti del diktat di corso Marconi. «Prendere o lasciare», aveva detto l’amministratore delegato della Fiat.

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